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L'EDITORIALE

La sfida delle complicanze croniche

In fase di programmazione  di questo nuovo numero monotematico del Giornale, ci si era ripromessi di affrontare  in generale il tema delle complicanze croniche della malattia diabetica, da tutti oggi riconosciuto di importanza cruciale nell’ambito della nostra specialità, per le sue dimensioni epidemiologiche, per la sua rilevanza clinica, per la continua evoluzione delle conoscenze scientifiche sugli aspetti patogenetici e fisiopatologici, per i nuovi orizzonti terapeutici apertisi negli ultimi anni. Ma anche campo di intervento estremamente stimolante dal punto di vista culturale, per l’estensione delle competenze richieste, che si estendono ben oltre l’orizzonte strettamente specialistico del raggiungimento e mantenimento di un controllo glicemico ottimale.

Rispetto a pochi decenni fa la attività del diabetologo si è spostata oggi su un livello molto più avanzato e ambizioso, che ha come elementi qualificanti la prevenzione, il  controllo e la terapia delle complicanze d’organo, a loro volta presupposti essenziali per un intervento efficace sulla qualità di vita delle persone con diabete. Questo vuol dire rapportarsi in continuo con altre aree specialistiche, prevalentemente di ambito internistico (cardiologia, nefrologia, neurologia, fra le più frequentemente coinvolte), ma non solo (si pensi alla retinopatia, ma anche a tutte le problematiche chirurgiche connesse al piede diabetico), quindi con la necessità di acquisire in prima persona competenze nuove e diversificate. Imparando, soprattutto a operare in modo interdisciplinare, con un continuo confronto e interscambio di esperienze e di conoscenze con altri specialisti e altre professionalità.

è stato detto anni fa, con un’espressione solo in parte scherzosa che mi è rimasta impressa, che noi diabetologi viviamo in realtà, da molto tempo, in una terra di frontiera: la nostra “tribù” è attestata su un confine al di là del quale vivono altre “tribù”, altre comunità specialistiche, a volte simili alla nostra, a volte invece molto distanti come approccio teorico ai problemi, come gestione del rapporto col paziente, in certi casi addirittura come linguaggio. Spesso, comunque, su livelli culturali elevatissimi. Se questa è la situazione, proprio nell’approccio alle complicanze croniche è necessario riuscire a gestire nel modo migliore la nostra collocazione, con un equilibrio non facile fra autoreferenzialità e pretesa di autosufficienza da un lato e, dall’altro, totale delega allo specialista “esterno”. Un equilibrio che va ricercato sempre nella pratica clinica, ma che è essenziale anche nell’attività scientifica e di aggiornamento: il confronto, in questi casi, può essere solamente arricchente.

La scelta delle complicanze come filo conduttore di questo fascicolo era sembrata quindi di particolare interesse, proprio perché in grado di cogliere e valorizzare un aspetto precipuo della Diabetologia, sempre più tenuta ad aprirsi all’esterno, acquisendo in tal modo nuove conoscenze e nuove capacità nel rapporto con altre aree specialistiche.

Se, però, l’idea originaria era stata di prendere in esame, da diversi punti di vista, tutte le principali complicanze croniche, nell’ambito del Comitato di Redazione ci siamo quasi subito resi conto dell’impossibilità di concentrare nello spazio ristretto di un solo numero della rivista un argomento di tale ampiezza e complessità. La decisione è stata quindi di limitarci per il momento alle complicanze “non cardiovascolari”, individuando con questo termine un campo a sua volta molto ampio, in quanto comprendente non solo le classiche microangiopatie, ma anche patologie non direttamente, o non esclusivamente, vascolari, oltre ad altre meno facilmente inquadrabili, ma comunque sempre in stretta relazione causale con le alterazioni metaboliche proprie della malattia diabetica. Scorrendo l’indice di questo numero del Giornale, si trovano infatti accanto ad approfondimenti sulla nefropatia e sulla retinopatia, un ampio articolo e un caso clinico centrati sulla neuropatia diabetica, e un contributo su un argomento meno “classico” come quello dell’osteopatia.

Puntando a mantenere l’orientamento complessivo di ampio respiro al quale il Giornale ha sempre cercato di attenersi in questi anni, per ognuna delle tre complicanze maggiori qui affrontate si è scelto di affiancare una rassegna di inquadramento generale del problema a un secondo testo, mirato sull’aspetto più direttamente terapeutico. Questo ha fatto sì che alcuni punti di particolare interesse e attualità siano stati affrontati in più occasioni, ripresi da angolazioni leggermente diverse, senza tuttavia che questo abbia comportato sovrapposizioni o introdotto elementi confondenti.

In accordo con le esigenze di interdisciplinarietà prima sottolineate, su alcuni argomenti si è richiesto il contributo diretto di altri specialisti; in tutti i casi, comunque, anche quando provenienti da ambiti esclusivamente diabetologici, gli articoli pubblicati rispecchiano un atteggiamento di apertura culturale evidentemente frutto di un’abitudine al confronto e al lavoro in team ormai radicata nei nostri centri più qualificati.

Il risultato è una pubblicazione che penso si possa definire di ottimo livello scientifico e che nel contempo può essere di grande utilità nella pratica clinica. Non è tuttavia una panoramica completa: esistono altre situazioni patologiche molto spesso coesistenti al diabete, con ogni probabilità a esso conseguenti, che andrebbero a tutti gli effetti considerate “complicanze” della malattia. Oggi abbiamo inserito l’osteopatia ma, per motivi di spazio, ne abbiamo dovuto escludere altre, che meriterebbero una trattazione attenta, anche perché meno familiari ai membri della comunità diabetologica. Fra queste certamente le dermopatie, ma anche le parodontiti, forse alcune forme di artropatia; ci sarà spazio per una loro trattazione spazio per una loro trattazione nei prossimi articoli del Giornale.

Il Redattore Capo

Matteo Bonomo

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