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Sanità Digitale

La situazione italiana della telemedicina a supporto della cronicità

A. Boaretto - Founder & CEO Personalive

Nell’ottica di una maturata consapevolezza circa il ruolo che la digitalizzazione può giocare in Sanità, in termini di erogazione di nuovi modelli di cura e di sostenibilità economica, la telemedicina in Italia viene considerata da tempo un importante fattore abilitante.

Ma qual è la situazione attuale riguardo la sua implementazione nel nostro Paese e il suo ruolo nel supporto alla cronicità?

La telemedicina risulta potenzialmente una grande risorsa per il miglioramento della gestione e la presa in carico dei pazienti con patologie croniche, soprattutto in un paese dove, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulla Salute nelle regioni italiane relativi al 2018, esse hanno interessato quasi il 40% della popolazione, cioè 24 milioni di italiani 1.

A supporto di evidenze scientifiche di efficacia della telemedicina per le malattie croniche, alcuni progetti pilota condotti più recentemente a livello nazionale hanno dimostrato come, tramite supporto digitale per monitorare e condividere i propri parametri vitali, rispondere ai questionari di monitoraggio e ricevere avvisi a supporto dell’aderenza terapeutica e per le visite periodiche di controllo, si sia verificato un netto miglioramento della compliance tra medico e paziente, con un’aderenza terapeutica quasi del 100%, e come sia possibile ottenere un alto livello di soddisfazione di pazienti e medici riguardo l’utilizzo della tecnologia.

Numerose sono le sperimentazioni che hanno attestato le potenzialità della telemedicina, eppure, sono poche le realtà nazionali che si sono dotate di un piano strategico per l’implementazione delle varie forme di telemedicina.

Ora si tratta, quindi, di passare alla fase operativa, con un occhio attento al volume e alla qualità degli investimenti, ma soprattutto alla transizione a un modello di value-based healthcare, abilitato anche grazie alla telemedicina.

Nell’ottica di una maturata consapevolezza circa il ruolo che la digitalizzazione può giocare in sanità, in termini di erogazione di nuovi modelli di cura e di sostenibilità economica, la telemedicina in Italia viene considerata da tempo un importante fattore abilitante.

Infatti, già nel 2014, le linee d’indirizzo nazionali delineavano un quadro strategico per il passaggio da una logica sperimentale a una logica strutturata di utilizzo diffuso dei servizi di telemedicina.

Ma qual è la situazione attuale riguardo la sua implementazione nel nostro Paese e il suo ruolo nel supporto alla cronicità?

Vediamolo ora in dettaglio, facendo innanzitutto chiarezza a livello terminologico ed evidenziandone le sue finalità.

Cos’è la telemedicina?

Rimandiamo alla definizione di telemedicina data dal Ministero della Salute riportata nell’articolo Le Parole dell’eHealth.

In sintesi, le prestazioni di telemedicina vanno assimilate a qualunque servizio sanitario diagnostico/terapeutico con finalità di prevenzione secondaria, diagnosi, cura e monitoraggio.

Tuttavia, l’erogazione tramite le tecnologie di comunicazione e digitali, secondo gli studi di letteratura, garantirebbe questi particolari benefici:

  • equità di accesso all’assistenza sanitaria;
  • migliore qualità dell’assistenza garantendo la continuità delle cure;
  • miglior efficacia, efficienza, appropriatezza;
  • contenimento della spesa.

È da evidenziare come non si tratti solamente di erogazione di servizi nei confronti del paziente, ma anche tra medici e altri operatori sanitari.

Nello specifico, nell’ambito della telemedicina specialistica, la prestazione può rappresentare una televisita, se il medico interagisce a distanza con il paziente; un teleconsulto, se si tratta di un’attività di consulenza a distanza fra medici; una telecooperazione sanitaria, se si tratta di assistenza fornita da un medico/operatore sanitario a un altro impegnato in un atto sanitario.

Inoltre, in contesti di assistenza primaria che riguardano prevalentemente i pazienti cronici, entra in gioco la telesalute, volta a promuovere un ruolo attivo non solo del medico (interpretazione a distanza dei dati) ma anche del paziente (autocura) a supporto programmi di gestione della terapia e per migliorare la informazione e formazione (knowledge and behaviour) del paziente; in questo si differenza dal telemonitoraggio.

Vediamo di approfondire l’applicazione della telemedicina alla cura di pazienti con malattie croniche, tra cui il diabete.

Telemedicina per la cronicità

La telemedicina risulta potenzialmente una grande risorsa per il miglioramento della gestione e la presa in carico dei pazienti con patologie croniche, soprattutto in un paese dove, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulla Salute nelle regioni italiane relativi al 2018, esse hanno interessato quasi il 40% della popolazione, cioè 24 milioni di italiani 1.

Secondo uno studio del Dipartimento per la Salute del governo britannico, l’introduzione della telemedicina nel sistema sanitario andrebbe a ridurre ben del 45% il tasso di mortalità di patologie croniche come le patologie cardiovascolari, la sindrome metabolica, il diabete, e questo grazie al costante monitoraggio dei parametri vitali, che contrasta l’aggravarsi della malattia 2.

A supporto di evidenze scientifiche di efficacia della telemedicina per le malattie croniche, alcuni progetti pilota condotti più recentemente a livello nazionale hanno dimostrato come, tramite supporto digitale per monitorare e condividere i propri parametri vitali, rispondere ai questionari di monitoraggio e ricevere avvisi a supporto dell’aderenza terapeutica e per le visite periodiche di controllo, si sia verificato un netto miglioramento della compliance tra medico e paziente, con un’aderenza terapeutica quasi del 100%, e come sia possibile ottenere un alto livello di soddisfazione di pazienti e medici riguardo l’utilizzo della tecnologia.

Per quanto riguarda il diabete, il tipo mellito è un emblematico esempio di malattia la cui gestione clinica trova importanti benefici nella telemedicina.

In particolare, grazie a essa sono perseguibili rilevanti obiettivi clinici (ottenimento di un buon controllo metabolico, ritardo delle complicanze, equilibramento della terapia insulinica, dell’alimentazione e dell’attività fisica) e organizzativi (dotazione di tecnologie per l’assistenza continua, migliore gestione anche dei pazienti logisticamente svantaggiati, riduzione delle assenze dalla scuola e dal lavoro), mentre non si presta in situazioni di emergenza, quali ipoglicemie severe o chetoacidosi – a dimostrazione del fatto di come la telemedicina non sia sostitutiva, ma integrativa, dei controlli clinici e della relazione diretta medico-paziente.

Conclusioni

Numerose sono le sperimentazioni che hanno attestato le potenzialità della telemedicina, e nel nostro Paese, sia nel Patto per la salute 2014-2016, sia nelle linee di indirizzo nazionali del Ministero della Salute, si fa riferimento alla diffusione delle nuove tecniche di interazione tra personale sanitario e pazienti. Eppure, sono poche le realtà nazionali che si sono dotate di un piano strategico per l’implementazione delle varie forme di telemedicina.

Non stupisce considerando che, secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, la spesa per la sanità digitale nel nostro Paese ammonta complessivamente a 1,39 miliardi di euro, pari a circa 22 euro per cittadino 3. Altri paesi europei “spendono” il doppio o il triplo: 60 euro per cittadino la Gran Bretagna e 40 euro la Francia.

Qualcosa, però, si sta muovendo. Ad esempio, nel marzo del 2019 è stato costituito presso l’Istituto Superiore di Sanità un gruppo di studio nazionale per la valutazione economica dei servizi di telemedicina, con lo scopo di definire un modello di valutazione che servirà come base scientifica per affrontare il problema dell’identificazione di sistemi sostenibili di gestione economica di tali servizi.

Ora si tratta, quindi, di passare alla fase operativa, con un occhio attento al volume e alla qualità degli investimenti, ma soprattutto alla transizione a un modello di value-based healthcare, abilitato anche grazie alla telemedicina.

Bibliografia

1 https://www.osservatoriosullasalute.it/wp-content/uploads/2019/02/Focus-1-Osservasalute-La-cronicità-in-Italia-feb-2019.pdf

2 https://www.gipo.it/blog/sanita-digitale/malattie-croniche-perche-telemedicina-e-ehealth-sono-importanti

3 https://www.osservatori.net/it_it/osservatori/comunicati-stampa/spesa-sanita-digitale-italia

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