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Dal “Cure” al “Care”: lʼimportanza di una relazione a più ampio raggio con il paziente cronico

A. Boaretto - Founder & CEO Personalive

“L’Italia diventerà un paese di vecchi”.
Vivremo più a lungo, di certo è una buona notizia. Ma non bisogna dimenticare che una vita più lunga significa anche una crescente frequenza di patologie croniche. Tenendo conto che oltre l’80% delle risorse in sanità è assorbito dalla cronicità, risulta chiaro che questo sarà il tema chiave per tutti i paesi industrializzati e soprattutto per il comparto Healthcare.
In Italia, sono 24 milioni gli italiani che hanno una patologia cronica. Per quanto riguarda il diabete, sono ben 20 i miliardi di euro dedicati nel 2018 ai pazienti diabetici, nonostante l’80% dei casi clinici sia prevenibile. E prendendo spunto da quest’ultimo dato, risulta chiara la necessità di un cambio di paradigma, il cosiddetto passaggio dal “Cure” al “Care”.
In questo senso, il futuro della salute sarà probabilmente guidato dalla trasformazione digitale. Vediamo più in dettaglio in che modo, esaminando gli aspetti in cui si traduce questa nuova visione dell’assistenza: Benessere e prevenzione, Continuità dell’assistenza sanitaria, Empowerment del paziente, Nascita di nuovi ruoli e attori.
Non si tratta però solo di utilizzare le “nuove” tecnologie: questo cambio di paradigma necessita, infatti, di un cambiamento di mentalità, sia all’interno della professione medica che nella società nel suo complesso.

  • I pazienti cronici sono in aumento in tutti i paesi industrializzati, di conseguenza anche le spese, già consistenti, relative alla cronicità
  • Molti casi possono essere prevenuti e gestiti in maniera più efficace attraverso un nuovo modo di approcciarsi al paziente: dal “Cure” al “Care”
  • Le tecnologie digitali svolgeranno un ruolo fondamentale, ma non si tratta solo di questo: è necessario infatti un cambio di mentalità

“L’Italia diventerà un paese di vecchi”.

Una frase provocatoria, che si sente dire da un po’, ma che secondo l’Istat è sul punto di diventare realtà. Attualmente, infatti, la quota di ultra 65enni sul totale della popolazione italiana si attesta intorno al 23% 1, ma le proiezioni dell’Istituto prevedono che nel 2050 gli ultra 65enni saranno tra il 32 e il 38% della popolazione italiana. Ma non ci si ferma qui: cresceranno, infatti, anche i numeri dei “grandi vecchi”, aumentando gli ultra 90enni di oltre mezzo milione nei prossimi vent’anni.

Vivremo più a lungo, di certo è una buona notizia. Ma non bisogna dimenticare che una vita più lunga significa anche una crescente frequenza di tutte quelle patologie croniche tipicamente connesse alla vecchiaia. E tenendo conto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità 2 ha stimato che attualmente oltre l’80% delle risorse in sanità è assorbito dalla cronicità, risulta chiaro che questo sarà il tema chiave per tutti i paesi industrializzati da un punto di vista organizzativo ed economico, ma anche e soprattutto per il comparto Healthcare. Ovviamente questo vale anche per l’Italia, vediamo perché.

La cronicità in Italia

A oggi, sono 24 milioni gli italiani che hanno una patologia cronica – di cui ben 12,5 milioni sono affetti da multi cronicità. Guardando il quadro complessivo dei pazienti cronici, si può notare come “solo” 5 milioni di italiani soffrano di diabete, e tra questo ben 1 su 5 non ne è a conoscenza.

Figura 1. Le patologie croniche in Italia (Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, maggio 2019) 3.

Ovviamente, tutti questi pazienti cronici necessitano di cure, spesso molto costose. E nel 2018, infatti, la spesa sanitaria per la cronicità è stata pari a 66,7 miliardi 4. Per quanto riguarda il diabete, nello specifico, sono ben 20 i miliardi dedicati ai pazienti diabetici, nonostante l’80% dei casi sia prevenibile.

E prendendo spunto da quest’ultimo dato circa i casi prevenibili, risulta chiara la necessità di un cambio di paradigma, il cosiddetto passaggio dal “Cure” al “Care”.

Dal “Cure” al “Care”

Figura 2. Dal “Cure” al “Care”.

Risulta evidente che oggi, e domani ancora di più, non può più essere sufficiente limitarsi a curare il paziente solo tenendo in considerazione aspetti clinici. Ecco, quindi, che diventa fondamentale relazionarsi con il paziente attraverso un nuovo approccio, che al posto di focalizzarsi solo sulla patologia e sui sintomi si apra al prendersi cura del paziente in quanto persona, a 360°.

In questo senso, il futuro della salute sarà probabilmente guidato dalla trasformazione digitale. Vediamo più in dettaglio in che modo, esaminando gli aspetti in cui si traduce questa nuova visione dell’assistenza.

Benessere e prevenzione

Mentre le malattie croniche sono tipicamente incurabili, spesso possono essere prevenute o gestite. Per questo motivo, il futuro della salute sarà incentrato sul benessere e sulla prevenzione, piuttosto che sul trattamento. I dispositivi di raccolta dati diventeranno esponenzialmente più sofisticati e il monitoraggio continuo potrà contribuire a garantire che le condizioni di salute e i rischi siano identificati e affrontati tempestivamente. Nei casi in cui un trattamento dovesse essere comunque necessario, esso potrebbe essere altamente personalizzato.

Continuità dell’assistenza sanitaria

Una delle criticità nell’accesso ai servizi sanitari è la discontinuità delle cure, quando sono necessari molteplici interlocutori o modalità assistenziali. Per risolvere questa situazione, le organizzazioni che vogliono svolgere un ruolo nella fornitura di cure dovrebbero creare un network coordinato per garantire assistenza ininterrotta lungo tutto il percorso del paziente. Inoltre, dovrebbero determinare come espandere i loro punti di accesso per avvicinarsi – sia fisicamente che digitalmente – ai pazienti. Strategie a breve termine potrebbero includere l’attivazione del self-service del paziente, la creazione di soluzioni sanitarie più remote e virtuali (come il telemonitoraggio) e la digitalizzazione delle cartelle cliniche.

Empowerment del paziente

Il paziente andrebbe supportato nel comprendere meglio i fattori che influenzano la sua condizione cronica, in modo da abilitarlo nello svolgere un ruolo più attivo nella sua gestione. Ciò diventa possibile se gli vengono forniti dispositivi e App per monitorare sia parametri clinici sia parametri di stile di vita. In possesso di informazioni sempre più dettagliate, i pazienti diverrebbero protagonisti nel prendere decisioni sulla propria salute, da questioni sanitarie di routine alla scelta di quando, dove e con chi impegnarsi per le cure o per sostenere il benessere.

Nascita di nuovi ruoli e attori

In risposta a una visione paziente-centrica che fa leva sulle tecnologie digitali, ci si aspetta che emergano nuovi ruoli, funzioni e attori complementari ai sistemi socio-sanitari tuttora esistenti. Le professioni tradizionali che oggi conosciamo subiranno dei cambiamenti e sarà necessario formare e sviluppare nuove competenze multidisciplinari. Ancora una volta, l’obiettivo principale sarà quello di sostenere il benessere fornendo ai pazienti consulenza e sostegno continui, piuttosto che curarli.

Sembra utopistico, ma in realtà i pazienti sono pronti: già il 41% dei cittadini italiani usa App o dispositivi wearable per monitorare lo stile di vita, e uno su tre lo smart watch 4. Questi dati d’uso elevatissimi ci comunicano come la cura sia sempre più h24 e prosegua anche fuori dall’ospedale.

Ma non si tratta solo di utilizzare le “nuove” tecnologie: questo cambio di paradigma necessita infatti di un cambiamento di mentalità, sia all’interno della professione medica che nella società nel suo complesso. La formazione di nuove competenze e l’allineamento degli incentivi per premiare l’assistenza coordinata diventeranno fondamentali per trasformare l’erogazione di cure croniche.

Bibliografia

1 Istat, Rapporto annuale 2019.

2 www.infermieristicamente.it/articolo/10873/think-tank-meeting-salute-di-rimini-2019-la-cronicita-cronicita-italia-a-macchia-di-leopardo-va-peggio-dove-l-assistenza-e-gia-carente-e-mancano-piu-infermieri-i-pivot-dell-assistenza-la-ricetta-fnopi/

3 Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, maggio 2019.

4 Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle regioni italiane, febbraio 2019.

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