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RASSEGNA

Lipodistrofie da iniezione di insulina: conoscerle, riconoscerle, prevenirle

Laviola L1, Porcellati F2, Gentile S3 - 1Sezione di Medicina Interna, Endocrinologia, Andrologia e Malattie Metaboliche, Dipartimento dell’Emergenza e dei Trapianti di Organi, Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Bari; 2Sezione di Medicina Interna, Endocrinologia e Metabolismo, Dipartimento di Medicina, Università di Perugia, Perugia; 3Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Seconda Università di Napoli, Napoli

La prevalenza del diabete in Italia è in incremento (6%, dati ISTAT 2000-2011); fra i soggetti con diabete, il 5,1% presenta il diabete tipo 1 e circa un terzo degli individui con diabete tipo 2 pratica una o più iniezioni di insulina al giorno. È pertanto rilevante il numero di pazienti in terapia insulinica e purtroppo meno della metà di questi raggiunge il target di emoglobina glicata; tra le possibili cause di scarso compenso vi sono modalità di somministrazione scorrette, come una tecnica di iniezione non appropriata, la scelta impropria di un ago e l’abitudine a riutilizzarlo.

Questi “errori” possono favorire la comparsa di lipodistrofie nelle aree d’iniezione, con conseguenti modifiche dell’assorbimento di insulina e imprevedibili oscillazioni glicemiche. Questa rassegna descrive i meccanismi che portano allo sviluppo di lipodistrofie (lipoatrofie e lipoipertrofie), correlate al traumatismo ripetuto dell’ago d’iniezione, all’accumulo locale d’insulina e alla particolare reattività teissutale. Particolare attenzione viene riservata alla prevenzione: la rotazione delle sedi di iniezione su ampie superfici, il non riutilizzo dello stesso ago più volte, la corretta tecnica iniettiva e la scelta dell’ago adeguato sono fattori essenziali per evitare lesioni lipodistrofiche e garantire un assorbimento ottimale dell’insulina, contribuendo al raggiungimento di un compenso glicometabolico ottimale.

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