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RASSEGNA

L’allotrapianto di isole nella terapia del diabete mellito di tipo 1: l’importanza di un nuovo sito di impianto

Bertuzzi F1, Marazzi M2 - 1SSD Diabetologia, 2SS Terapia Tessutale, ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Milano

L’allotrapianto di isole pancreatiche, praticato normalmente in sede epatica, trova indicazione nei pazienti con diabete mellito tipo 1, portatori di un altro organo trapiantato e quindi già in terapia immunosoppressiva, o a quei pazienti in cui la gestione del diabete è talmente difficoltosa da determinare uno scadimento della qualità di vita o l’insorgenza di complicanze acute quali chetoacidosi e ipoglicemie non avvertite frequenti. Tra i fattori che possono minare il successo della procedura rientrano la reazione infiammatoria nei confronti delle isole trapiantate, la scarsità di isole disponibili per il trapianto e il loro esaurimento funzionale nel corso del tempo. S’impone poi l’utilizzo di una terapia immunosoppressiva, con schemi simili a quelli utilizzati in altri tipi di trapianto e il ricorso a farmaci sono responsabili di effetti collaterali sistemici quali infezioni e un maggior rischio neoplastico.

Un sito d’impianto alternativo potrebbe presentare alcuni vantaggi, tra cui una riduzione della reazione infiammatoria, strategie di immunomodulazione locale, l’utilizzo di beta-cellule derivate da cellule staminali.

La presente rassegna esamina i siti d’impianto alternativi a quello epatico, come il muscolo scheletrico, il midollo osseo e l’omento. Malgrado un’approfondita analisi della letteratura scientifica disponibile, gli autori concludono che le evidenze attuali non documentano risultati migliori e riproducibili rispetto a quelli ottenuti con il trapianto di isole intraepatico, che rimane tuttora la procedura standard.

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