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RASSEGNE

Sessualità nella donna con diabete

Esposito K, Maiorino M.I
Il diabete si associa frequentemente a disfunzioni sessuali nella donna: essi includono i disordini del desiderio sessuale, i disturbi dell’eccitazione e della lubrificazione, e il dolore sessuale. Nel diabete tipo 1, le disfunzioni sessuali femminili (DSF) sembrano correlate soprattutto a fattori di matrice psicologica, come depressione, ansia, e stato maritale, mentre fattori di natura organica sembrano essere maggiormente correlati alle DSF nel diabete tipo 2. I meccanismi con i quali il diabete interferisce con la funzione sessuale femminile includono l’iperglicemia, disfunzioni neuro-vascolari, disordini endocrinologici, e fattori psicologici. L’uso di questionari di autovalutazione, come il Female Sexual Function Index, rappresenta un ottimo punto di partenza per indagare sulla sessualità femminile, nella pratica clinica quotidiana. In assenza di terapie mediche efficaci e sicure per le DSF, uno stile di vita attivo e una dieta di tipo mediterraneo rappresentano buoni compagni di viaggio per una vita sessuale soddisfacente, anche per la donna diabetica.

Introduzione

Fin dal 1974 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si è interessata della salute sessuale della persona, sostenendo che “la salute sessuale è parte integrante della salute e del benessere dell’individuo”. Per salute sessuale si intende l’esperienza positiva fisica, psicologica, socio-culturale correlata alla sessualità. Dalla definizione si comprende come essa non sia semplicemente correlata ad assenza di malattia, disfunzione o infermità. L’importanza della valutazione attenta della salute sessuale ha un significato non solo per la sua stretta correlazione con il benessere psicofisico, ma anche perché spesso le disfunzioni sessuali sono sintomi di allarme, indicatori di altre patologie: basti pensare alla correlazione tra disfunzione erettile e malattia cardiovascolare.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un lieve declino della mortalità associata al diabete. Di conseguenza non deve sorprendere che, nel prossimo futuro, il tempo di esposizione alla malattia vedrà un progressivo aumento. Il diabete, dunque, accompagnando uomini e donne per una lunga parte della vita, può interferire sensibilmente con la salute sessuale attraverso legami fisiopatologici che si stabiliscono a molteplici livelli, e che investono la sfera organica e quella psichica.

Classificazione ed epidemiologia delle disfunzioni sessuali femminili

Ampiamente diffuse nella popolazione generale, ma spesso misconosciute dalla comunità medica, le disfunzioni sessuali femminili (DSF) costituiscono un gruppo eterogeneo di disordini, caratterizzati da un disturbo clinicamente significativo del desiderio sessuale e/o dei cambiamenti fisico/psicologici che caratterizzano il ciclo completo della risposta sessuale nella donna, causando un impatto negativo sulla qualità di vita e sulle relazioni interpersonali: esse si concretizzano nei disordini del desiderio sessuale, dell’eccitazione, dell’orgasmo e nella comparsa di dolore durante l’atto sessuale.

La classificazione di DSF nelle ultime decadi ha subito modifiche continue, riflettendo i cambiamenti che si sono succeduti nella concettualizzazione dei disordini sessuali. Operando una sintesi tra la classificazione ICD-10, che si focalizza sui fattori fisici che influenzano la risposta sessuale, e il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), che invece sottolinea il ruolo dei fattori psicologici ed emozionali coinvolti nelle DSF, la Fourth International Consultation on Sexual Medicine (ICSM) ha classificato le disfunzioni sessuali femminili nelle categorie indicate in Tabella I, riconoscendo come entità cliniche il disturbo del desiderio sessuale ipoattivo, il disturbo dell’eccitazione sessuale (ipolubrificazione), l’anorgasmia e altri disordini dell’orgasmo femminile (ipoedonico e doloroso), i disturbi con dolore sessuale (dispareunia e vaginismo).

Gli studi epidemiologici sulle DSF sono esigui rispetto a quelli prodotti per lo studio della sfera sessuale maschile, e riportano, più frequentemente, la prevalenza dei disordini della sessualità nelle donne; i dati sull’incidenza delle DSF sono, al contrario, estremamente incompleti e frammentati. Inoltre, i dati epidemiologici di cui disponiamo risentono di una variabilità che riflette le differenze nei campioni di popolazioni studiati, nelle definizioni e nelle procedure diagnostiche utilizzate. Nonostante questi limiti, la prima grande indagine epidemiologica prodotta su larga scala che abbia tentato di quantificare la frequenza dei disturbi della sessualità in una coorte di 3149 adulti americani nel 1992, ha stimato una prevalenza di DSF del 43%, valore più alto di quello riportato negli uomini (31%). Successivi studi epidemiologici eseguiti in diversi paesi del mondo hanno riportato valori di prevalenza delle DSF variabili dal 40 al 60%, nella popolazione generale: la mancanza di interesse sessuale e la difficoltà di raggiungimento dell’orgasmo rappresentavano le manifestazioni più comuni tra le disfunzioni sessuali femminili in numerose aree del pianeta, con percentuali variabili, rispettivamente, per le due condizioni, tra il 26 e il 48% e tra il 18 e il 41%.

I disordini della sessualità nelle donne sono influenzati da fattori psicologici e dalla salute generale, risultando più spesso associati a problemi relazionali nel contesto della coppia e a uno stato di salute scadente. In una popolazione rappresentativa di 3005 adulti degli USA di età compresa fra i 57 e gli 85 anni, le donne (n = 1550) riportavano una minore frequenza di rapporti sessuali, che si riducevano ulteriormente con l’avanzare dell’età, soprattutto in presenza di uno scarso stato di salute. Accanto all’età, i principali fattori di rischio associati alla disfunzione sessuale nelle donne comprendono molti stati patologici cronici che includono il diabete mellito, le patologie cardiovascolari, l’ipertensione, comorbidità genito-urinarie, le malattie neurologiche degenerative, alcune sindromi autoimmuni, i disordini psichiatrici/psicologici, e le malattie neoplastiche. Inoltre, le difficoltà inter-personali, i problemi economici, lo stato lavorativo, le credenze religiose, il tipo di educazione e la sedentarietà rappresentano i principali fattori di rischio socio-culturali per DSF.

DSF e diabete: epidemiologia e fattori di rischio

Le DSF sono state descritte nelle donne affette da diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2. Una recente meta-analisi di 26 studi con 5991 pazienti volti alla definizione della prevalenza di DSF in donne affette da entrambe le forme di diabete ha mostrato una maggiore frequenza di disturbi della sfera sessuale nelle donne con diabete tipo 1 [OR (95% IC) 2.27 (1,23, 4,16)], nelle donne con diabete tipo 2 [2,49 (1,55, 3,99)], e in entrambe le forme di diabete [2,02 (1,49, 2,72)], rispetto alle donne di controllo appaiate per età.

Nel diabete tipo 1, le DSF sembrano correlate soprattutto a fattori di matrice psicologica, come depressione, ansia, e stato maritale. Da un largo studio prospettico che ha incluso 625 donne con diabete tipo 1 è emerso che la depressione risultava come il principale predittore indipendente di disfunzione sessuale. D’altro canto, fattori di natura organica sembrano essere maggiormente correlati alle DSF nel diabete tipo 2. In un ampio studio trasversale nel quale sono state incluse 613 donne diabetiche e 524 donne sane, la durata del diabete, l’età avanzata, il BMI più elevato, la presenza di malattie cardiovascolari e di complicanze microvascolari risultavano significativamente associati a una peggiore funzione sessuale. Anche la sindrome metabolica e la dislipidemia aterogena sono stati descritti come predittori di DSF in 595 di donne affette da diabete tipo 2, benché solo la presenza di depressione e lo stato maritale risultavano come i principali fattori predittivi indipendenti di DSF. Tutto questo è in linea con la complessità della sessualità femminile, che è largamente dipendente da fattori psicologici e culturali, al contrario di quanto avviene nel mondo della sessualità maschile.

Fisiologia della risposta sessuale femminile

La risposta sessuale umana è stata inizialmente descritta da Masters e Johnson come un processo lineare composto da fasi distinte (eccitazione, plateau, orgasmo e risoluzione), più tardi modificato da Kaplan nel modello a tre fasi, comprendenti il desiderio, l’eccitazione e l’orgasmo. Secondo l’elaborazione di Basson, la sessualità femminile si articolerebbe in una dinamica ciclica, nella quale sono in gioco fattori emozionali e relazionali (Fig. 1). L’attività sessuale viene generalmente stimolata dal desiderio, che può insorgere spontaneamente o essere condizionato da stimolazioni esogene o dal ricordo di esperienze soddisfacenti. Incentivi esterni o cognitivi per intraprendere l’attività sessuale possono riguardare l’intimità con il proprio partner, l’interesse nei confronti del sesso, la possibilità di accrescere l’autostima, di ridurre la tensione inter-personale, o di concepire. L’eccitazione sessuale include l’eccitazione soggettiva/psicologica, insieme all’eccitazione genitale. Entrambe le forme di eccitazione vengono spesso distinte l’una dall’ altra, dal momento che donne sane con disordini dell’eccitazione soggettiva mostrano una normale vaso-congestione in risposta a stimoli erotici. Le due reazioni biologiche alla base della risposta sessuale sono la congestione vasale dei genitali esterni e l’aumento della tensione neuromuscolare sistemica. L’aumento del flusso ematico genitale è responsabile della vaso-congestione delle grandi e piccole labbra, della lubrificazione vaginale e dell’inturgidimento del clitoride. La vagina si dilata a causa del rilassamento della muscolatura liscia, preparandosi, in tal modo, ad accogliere il membro maschile. La fisiologica risposta sessuale femminile necessita dell’integrità del sistema nervoso autonomo e sensitivo per rispondere agli stimoli erotici e di un distretto vascolare che fornisce l’adeguata quantità di sangue ai genitali esterni e alla vagina. Sia il rilassamento della muscolatura liscia del tessuto erettile genitale femminile che l’aumento del flusso ematico genitale sono dipendenti dall’azione dei neurotrasmettitori non-adrenergici/non-colinergici (NANC), come il polipeptide vasoattivo intestinale (VIP) e l’ossido nitrico (NO). Al pari di quanto avviene nel maschio, anche nella donna l’afflusso di sangue al distretto genitale è regolato dal pathway NO/guanosin-monofosfato ciclico (NO/cGMP), a sua volta limitato dell’attività delle fosfodiestarasi di tipo 5 (PDE‑5), enzima deputato alla degradazione dell’NO. Infatti, l’NO e PDE-5 sono stati identificati nella muscolatura liscia del clitoride, indicando un ruolo chiave del NO nella funzione sessuale femminile. Inoltre, adeguati livelli degli ormoni sessuali sono richiesti per una fisiologica funzione sessuale. Il diabete può intaccare ciascuno di questi sistemi integrati, conducendo alle disfunzioni sessuali.

Patogenesi delle DSF nel diabete

La presenza di problemi sessuali nelle donne affette da diabete può essere spiegata da diversi possibili meccanismi, che includono fattori biologici, sociali e psicologici (Fig. 2).

Iperglicemia. L’iperglicemia può ridurre l’idratazione della mucosa vaginale, conducendo a una ridotta lubrificazione e a dispareunia. Inoltre l’iperglicemia aumenta il rischio di infezioni vaginali, che a loro volta possono condizionare il rischio di comparsa di problemi vaginali e dolore durante la penetrazione.

Disfunzioni vascolari e nervose. Il diabete può compromettere la risposta sessuale producendo cambiamenti strutturali e funzionali nei genitali femminili. La disfunzione endoteliale e le sue conseguenze sono associate a patologie cardiovascolari, incluse l’arteriopatia coronarica e vascolare periferica, conducendo alle ben conosciute sequele quali ictus e infarto del miocardio. Questa condizione di disfunzione endoteliale nelle donne può portare a un’alterazione del flusso ematico genitale nelle fasi dell’attività sessuale che richiedono una perfusione arteriosa appropriata, soprattutto nell’eccitazione sessuale. Studi sperimentali in animali hanno mostrato che il diabete può interferire con l’eccitazione e la risposta orgasmica inducendo un’alterazione del rilassamento del tessuto muscolare vaginale, riducendo il flusso ematico stimolato dai nervi della vagina e del clitoride, producendo una fibrosi diffusa del clitoride e del tessuto vaginale, riducendo lo strato muscolare e lo spessore epiteliale in vagina. La neuropatia diabetica può, inoltre, contribuire alla patogenesi delle disfunzioni sessuali alterando la normale trasduzione dello stimolo sessuale e la conseguente risposta sessuale.

Disordini endocrinologici. Si è ipotizzato che le DSF potrebbero essere la conseguenza di un disequilibrio nei livelli di alcune attività ormonali riscontrato nelle donne diabetiche, come indicato da diversi studi epidemiologici che mostrano una correlazione tra le alterazioni nei livelli di androgeni, estrogeni e SHBG e difficoltà sessuali nelle donne diabetiche. Inoltre, diverse patologie del sistema endocrino associate al diabete, quali problemi tiroidei, disfunzioni ipotalamico-pituitarie, e sindrome dell’ovaio policistico potrebbero contribuire alle disfunzioni sessuali nelle donne diabetiche.

Fattori psicologici. Come già precedentemente accennato, i fattori psico-sociali sono i principali contribuenti alle DSF sia nel diabete di tipo 1 che nel diabete di tipo 2. Data la complessità della sessualità femminile e la sua larga dipendenza dal benessere psichico, un ruolo di primo piano per lo sviluppo dei disordini sessuali nella popolazione diabetica femminile sarebbe giocato dalla depressione. Le complicanze croniche del diabete potrebbero, inoltre, incidere ulteriormente sullo stato di salute e di relazione, sulla qualità di vita, e sull’immagine corporea, generando un circolo vizioso capace di condizionare negativamente la performance sessuale. Le DSF, infine, possono anche essere espressione di effetti collaterali legati al trattamento con farmaci antidepressivi (venlafaxina e altri inibitori selettivi del reuptake della serotonina, piuttosto che bupropione o nefazodone).

DSF e rischio cardiovascolare

Il rapporto tra DSF e rischio cardiovascolare è stato oggetto di studio nel corso della III Consensus Conference di Princeton, durante la quale un panel di esperti ha eseguito una revisione sistematica della letteratura volta a definire l’associazione tra i fattori di rischio cardio-metabolici e la salute sessuale nelle donne. Benché sia stata definita l’associazione fra molti dei fattori di rischio cardio-metabolici (iperlipidemia, ipertensione, obesità, sindrome metabolica) alle DSF, e dimostrata la maggiore prevalenza di DSF in donne affette da malattia coronaria rispetto a coetanee libere da problemi cardiovascolari, l’evidenza corrente non è stata giudicata sufficiente per concludere che le DSF rappresentino predittori indipendenti di eventi cardiovascolari futuri in donne diabetiche.

Diagnosi

La Food and Drug Administration (FDA), ha pubblicato nel 2000 un documento guida sulle disfunzioni sessuali femminili che riconosce l’importanza delle misure di autovalutazione in ambito di ricerca e pratica clinica. Il documento chiarisce che la definizione di DSF dovrebbe includere una misura del distress personale, capace di riflettere un certo grado di insoddisfazione psico-relazionale.

I test psicometrici sessuali standardizzati, preparati da esperti e scientificamente validati, possono aiutare il clinico nell’approccio ai problemi della sessualità. I test sono sostanzialmente questionari di auto-somministrazione (self-report), composti da una serie di domande analitiche, standardizzate e scritte, che richiedono un numero limitate di risposte. Essi permettono l’organizzazione dei pensieri in modo riflessivo e l’elaborazione di informazioni intime che potrebbero non emergere durante la raccolta anamnestica. Inoltre, gli stessi test possono rappresentare un valido supporto per valutare l’efficacia delle terapie.

Il Female Sexual Function Index (FSFI) è un questionario auto-valutativo consistente in 19 item con proprietà psicometriche, originariamente sviluppato per valutare la funzione sessuale femminile nelle donne in fase pre- e post-menopausale nella popolazione generale, interrogandole, in relazione alle ultime 4 settimane, su specifici domini rilevanti nella sessualità femminile: desiderio, eccitazione, lubrificazione, orgasmo, soddisfazione e dolore. È attualmente disponibile anche nella sua forma breve, il FSFI-6, che richiede pochi minuti per la compilazione, con ottimi valori di sensibilità e specificità.

Un’attenta anamnesi clinica sessuale è essenziale nel confermare la diagnosi, così come una complessiva valutazione della funzione sessuale del paziente. L’attenzione dovrebbe essere posta agli elementi della storia medica e chirurgica che possono essere associati alle disfunzioni sessuali, così come a ogni farmaco o sostanza usata capace di alterare la funzione sessuale.

Un esame fisico completo, con esame specifico pelvico, è importante per identificare la presenza di atrofia vaginale, infezioni, dermatosi vulvari o disfunzioni del pavimento pelvico spesso associate al diabete.

Esami di laboratorio raccomandati a corredo dell’esame obiettivo comprendono la glicemia a digiuno, il profilo lipidico e ormonale (ormoni tiroidei, prolattina, gonadotropine, steroidi sessuali).

Terapia

In assenza di linee guida disponibili per il trattamento delle DSF nel diabete, si fa riferimento alle strategie terapeutiche suggerite per le donne non diabetiche, quali modifiche dello stile di vita, psicoterapia, e farmaci specifici (quando appropriati).

Modifiche dello stile di vita. Attività fisica svolta con regolarità e alimentazione salutare, quale quella suggerita dal modello alimentare mediterraneo, rappresentano i capisaldi terapeutici per il miglioramento del controllo glicemico e del rischio cardiovascolare nelle persone con diabete. Svolgere regolarmente attività fisica (almeno 150 minuti/settimana di attività di intensità moderata) può offrire numerosi benefici sulla vita sessuale. Esiste una solida evidenza scientifica in favore del fatto che una regolare attività fisica favorisca il mantenimento del peso corporeo ideale e allontani il rischio dell’eccesso ponderale. Il Look AHED trial ha valutato gli effetti di trattamento intensivo basato su modifiche dello stile di vita (attività fisica strutturata e restrizione calorica), sulla funzione sessuale in individui con diabete tipo 2 e sovrappeso. Fra le 229 donne diabetiche sessualmente attive incluse nello studio, quelle assegnate al gruppo di terapia intensiva riportavano, dopo 1 anno, un significativo miglioramento del FSFI score rispetto alle donne del gruppo di controllo. Inoltre, la perdita di peso, combinata a una dieta salutare a basso contenuto calorico, riduce la tendenza depressiva e previene il rischio di cadute, tutti obiettivi auspicabili in donne diabetiche con disfunzioni sessuali.

Numerose evidenze scientifiche supportano l’associazione di diete salutari a esiti benefici per la salute sessuale. Il largo consumo di frutta e di verdura rappresenta il cardine di un regime alimentare salutare, insieme all’utilizzo di cereali integrali, di alimenti a basso tenore di grassi saturi, pesce, legumi e noci, e al ridotto consumo di carni processate e zuccheri semplici. In piccoli studi randomizzati controllati, il pattern alimentare Mediterraneo, basato sull’ampio consumo di verdura e frutta, cereali integrali, legumi, noci e semi, e olio extra-vergine di oliva, si è mostrato in grado di migliorare la funzione sessuale in donne obese, diabetiche, o affette da sindrome metabolica. Inoltre, nello studio clinico dal più lungo follow-up (8.1 anni) descritto in letteratura su 215 donne e uomini con diabete tipo 2 di recente diagnosi, il consumo di una dieta di tipo mediterraneo modicamente ristretta in carboidrati riduceva del 56% l’incidenza di DSF nelle donne e rallentava la progressione delle DSF nelle diabetiche che presentavano alterazioni della funzione sessuale all’inizio dello studio, rispetto a una dieta a basso tenore di grassi.

Sono puramente speculativi i meccanismi che potrebbero spiegare i benefici della dieta mediterranea sulla sessualità. Secondo l’ipotesi più convincente, l’attenuazione dello stato infiammatorio e la riduzione del rischio cardiovascolare associati al consumo della dieta mediterranea potrebbero produrre risvolti benefici sulla funzione sessuale. Inoltre, l’adozione di uno stile di vita salutare potrebbe condurre alla riduzione dell’insulino-resistenza, al miglioramento della disfunzione endoteliale e dello stress ossidativo, con riflessi benefici sulla sessualità, oltre che sul diabete.

Terapia ormonale. La terapia estrogenica locale è considerata il trattamento di prima linea dell’atrofia vulvo-vaginale nelle donne in menopausa. Gli estrogeni locali possono essere applicati in forma di supposte, creme o anelli vaginali. Sebbene i benefici degli estrogeni vaginali siano numerosi nelle pazienti con DSF, è importante identificare i rischi a lungo termine associati al loro utilizzo; inoltre, nelle donne diabetiche, gli effetti degli estrogeni sul profilo lipidico dovrebbero essere sempre tenuti in considerazione.

Sebbene il ruolo del testosterone nella patogenesi delle DSF non sia ancora ben chiaro, il testosterone offre effetti benefici nelle donne affette da desiderio sessuale ipoattivo, con documentato deficit androgenico. A oggi, tuttavia, non sono ancora disponibili formulazioni di testosterone approvate per il trattamento delle DSF: di conseguenza, la prescrizione di prodotti a base di testosterone può avvenire solo secondo una modalità off-label.

Altri farmaci. Nell’agosto 2015, la FDA ha approvato la flibanserina come trattamento farmacologico per il disordine del desiderio sessuale ipoattivo nelle donne in premenopausa. La flibanserina agisce alterando i livelli di neurotrasmettitori responsabili dell’eccitazione sessuale. Aumentando i livelli di dopamina e norepinefrina e riducendo i livelli di serotonina aumenta l’eccitazione sessuale e riduce, contemporaneamente, l’inibizione sessuale, conducendo al miglioramento di una moltitudine di sintomi delle DSF. In una recente meta-analisi di trial randomizzati che ha incluso 5914 donne in pre- e post-menopausa con desiderio sessuale ipoattivo, il trattamento con flibanserina, rispetto al placebo, si associava a un lieve ma significativo aumento del numero di rapporti sessuali soddisfacenti [0.49 (95% IC, 0,32‑0,67)] e dello score FSFI relativo al dominio del desiderio sessuale [0,27 (95% IC, 0,17-0,38)], a fronte di un sensibile aumento del rischio di vertigini, sonnolenza, nausea e astenia. Nel complesso, le conclusioni dello studio suggeriscono, pertanto, solo un lieve benefit associato all’uso di flibanserina, e un profilo di tollerabilità non perfettamente ottimale.

Il razionale di impiego degli inibitori delle fosfodieterasi di tipo 5 (PDE-5) nelle DSF riguarda la possibilità di migliorare la lubrificazione vaginale e l’inturgidimento vulvare, grazie all’aumento delle concentrazioni di NO a livello genitale. Tuttavia, la loro efficacia è stata dimostrata prevalentemente in donne in pre-menopausa affette da disordini della lubrificazione e dell’orgasmo, in ragione del ruolo degli steroidi sessuali sul trofismo e sui target genitali della risposta sessuale.

Device meccanici. I device meccanici sono utili in particolare nella cura del disturbo dell’eccitazione, lavorando attraverso la stimolazione vibratoria della trama vascolare clitoridea. I vibratori meccanici sono stati a lungo usati per favorire l’inturgidimento clitorideo. Essi stimolano i nervi dorsali, provocando un aumento del flusso ematico al clitoride, con conseguente eccitazione sessuale. In caso di fallimento terapeutico dovuto alla riduzione del flusso ematico a livello dei nervi dorsali, i device a pompa d’aria rappresentano una valida alternativa. Questi ultimi hanno il compito di aumentare il flusso ematico a livello del clitoride grazie alla pressione negativa, che conduce all’inturgidimento del clitoride, favorendo i fenomeni di lubrificazione vaginale e migliorando, nel complesso, la soddisfazione sessuale. Un’ulteriore modalità di trattamento per le DSF è l’uso della neuromodulazione sacrale. La stimolazione dei nervi sacrali è stata usata per quasi due decadi nel trattamento della vescica iperattiva, ed esiste evidenza aneddotica sull’impatto di questi device sui sintomi delle DSF. I dilatatori, anche conosciuti come formatori vaginali, sono utili nell’alleviare l’ansia associata alla penetrazione vaginale. L’obiettivo del trattamento è di desensibilizzare le donne alla penetrazione vaginale con formatori vaginali più larghi.

Psicoterapia. La psicoterapia cognitiva-comportamentale è il trattamento proposto alle donne che soffrono di disordini del desiderio o vaginismo, mentre il counseling di coppia è utile nel creare una maggiore intimità tra i partner. Il trattamento della depressione è critico per le donne diabetiche con disfunzioni sessuali, e appropriati e specifici farmaci antidepressivi risultano, pertanto, benefici.

Conclusioni

Nonostante l’elevata prevalenza di disordini della sessualità nelle donne affette da diabete, la ricerca in questo settore della medicina ha ancora molta strada da percorrere: l’assenza di outcomes ben definiti e di trattamenti disponibili, rispetto alle disfunzioni sessuali maschili, rappresenta la maggiore barriera per lo studio delle basi fisiopatologiche e psicologiche delle disfunzioni sessuali femminili. Nell’approccio alla donna diabetica con problemi di sessualità è importante tenere in conto i fattori di rischio cardio-metabolici, i determinanti psicologici, e l’esistenza di conflitti inter-personali. In assenza di terapie mediche efficaci e sicure per le DSF, uno stile di vita attivo e una dieta di tipo mediterraneo rappresentano buoni compagni di viaggio per una vita sessuale soddisfacente, anche per la donna diabetica.

Conflitto di interessi

Nessuno

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