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RASSEGNA DELLA LETTERATURA

Glicemie capillari: i limiti del diario cartaceo e l’opportunità dall’uso delle tecnologie

Scavini M.

Clinical review: the misreporting of logbook, download, and verbal self-measured blood glucose in adults and children with type 1 diabetes

 Blackwell M., Wheeler B.J. 

Nonostante i progressi tecnologici che vedono un sempre maggior utilizzo dei sensori per la misurazione continua o flash della glicemia interstiziale, nella maggioranza dei pazienti la misurazione della glicemia capillare più volte al giorno è ancora fondamentale nella gestione del diabete tipo 1 (DMT1). I valori della glicemia capillare, oltre che per stabilire la dose di insulina da somministrare prima dei pasti, sono importanti per il team di diabetologia per valutare il controllo glicemico suggerendo, se necessario, modifiche dello stile di vita e/o della terapia insulinica. Il riportare valori di glicemia non rispondenti a quelli misurati (misreporting), è un fenomeno relativamente frequente che può portare a prescrizioni inadeguate con impatto sul controllo glicemico e riflette un disagio rispetto alla propria malattia. Questo studio si è proposto di riassumere quanto riportato in letteratura sul misreporting attraverso una revisione dettagliata della letteratura. Nella diabetologia dell’adulto le prime segnalazioni di misreporting risalgono ai primi anni ’80 quando sono diventati disponibili glucometri dotati di memoria. Le modalità di misreporting più frequente sono il riportare nel diario glicemie capillari mai misurate (in alcuni studi fino al 40% dei valori), seguono il riportare valori più bassi in corrispondenza di picchi iperglicemici o valori più alti in corrispondenza di ipoglicemie. La consapevolezza che il glucometro possiede una memoria riduce fino a quasi eliminare il fenomeno del misreporting. Analoghe osservazioni in età pediatrica documentano risultati simili all’adulto, con l’eccezione che la consapevolezza che il glucometro possiede una memoria ha un impatto molto modesto nel ridurre il misreporting. Quando nei bimbi più piccoli il diario viene tenuto dai genitori il misreporting è molto limitato. Gli autori concludono che fino a quando il trattamento del diabete richiederà misurazioni ripetute della glicemia capillare sarà importante per il team diabetologicico di essere consapevoli del fenomeno del misreporting, ma anche definire le motivazioni che inducono il paziente a non riportare valori di glicemia rispondenti a quelli misurati, e supportare il paziente nel necessario cambiamento di attitudine.

Poor reliability and poor adherence to self-monitoring of blood glucose are common in women with gestational diabetes mellitus and may be associated with poor pregnancy outcomes

Cosson , B. Baz, F. Gary, I. Pharisien, M.T. Nguyen, D. Sandre-Banon, Y. Jaber, C. Cussac-Pillegand, I. Banu, L. Carbillon, P. Valensi

L’obiettivo del monitoraggio della glicemia capillare nelle donne con una gravidanza complicata da diabete gesta- zionale è quello di fornire valori glicemici da utilizzare per instaurare prontamente un trattamento adeguato e valu- tarne l’ef cacia. Questo lavoro si è proposto di valutare l’aderenza al monitoraggio della glicemia capillare (SMBG) e l’af dabilità dei valori di glicemia capillare riportati nel diario in donne con diabete gestazionale, e di identi care eventuali predittori di af dabilità, nonché la relazione tra af dabilità e outcome della gravidanza. La popolazione studiata consisteva di 91 donne francesi madrelingua, con recente diagnosi di diabete gestazionale e inserite in un programma per la gestione dell’iperglicemia in gravidanza. Alle pazienti veniva insegnato l’uso del glucometro e chiesto di registrare le glicemie su diario cartaceo. Soltanto il 62% delle donne aveva eseguito almeno l’80% delle misurazioni richieste, e questa percentuale scendeva al 47% se venivano prese in considerazione le sole misura- zioni eseguite 100-140 minuti post-prandiali. Il tempo medio tra misurazioni pre- e post-prandiali era di 141 ± 20 mi- nuti. Predittori di bassa compliance nella misurazione delle glicemie capillari erano una storia famigliare di diabete, basso livello socioeconomico e origine non europea, mentre predittori di un inadeguato tempo tra glicemia capillare pre- e post-prandiale erano l’etnia e una più elevata emoglobina glicata al basale. Il 23% delle donne aveva meno del 90% dei valori di glicemia capillare nella memoria del glucometro concordanti con quelli riportati dalle pazienti nel diario e predittore di questa limitata concordanza era una storia famigliare di diabete. Una scarsa compliance al monitoraggio della glicemia capillare era associata a un aumento della preeclampsia (12,2 vs 1,9%, p = 0,049), mentre un inadeguato tempo tra la misurazione della glicemia pre- e post-prandiale era associata a una maggiore probabilità di trattamento insulinico per controllare l’iperglicemia in gravidanza (63 vs 36%) e a livelli più alti di emo- globina glicata al parto (5,3 ± 0,4 vs 5,0 ± 0,3%, p < 0,01), nonostante una maggior frequenza di terapia insulinica. Gli autori concludono che, sebbene le donne con diabete gestazionale abbiano una considerevole motivazione alla buona gestione del diabete in gravidanza, l’aderenza alle misurazioni prescritte, nonché l’af dabilità dei valo- ri glicemici riportati sul diario destano preoccupazione perché associati a peggiori esiti della gravidanza. Questo suggerisce che il team diabetologico che segue donne con diabete gestazionale dovrebbero controllare sistemati- camente la memoria del glucometri.

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