Ricerca avanzata

Effettua la tua ricerca all'interno delle riviste pubblicate dal 2000 fino ad oggi!
RASSEGNE

Il diabetico in ospedale: dalla degenza alla dimissione protetta La gestione delle consulenze

Suraci C., Manicardi V., Ozzello A.
Il paziente con diabete è presente in ospedale in tutti i reparti sia di area medica, che chirurgica: un paziente su quattro ha il diabete, uno su due/tre nei reparti di terapia intensiva cardiologica. L’iperglicemia è un fattore prognostico negativo sia per morbilità, che mortalità e aumenta la degenza media determinando un incremento significativo dei costi assistenziali. Per far fronte al problema sono state elaborate linee guida e protocolli per la corretta gestione della persona con diabete ricoverata. Nei pazienti ospedalizzati diventa quindi importante organizzare adeguatamente l’attività di assistenza diabetologica durante il ricovero. I dati della letteratura dimostrano che il coinvolgimento dello specialista diabetologo, e ancor di più del team diabetologico, permette di ridurre i tempi medi di degenza, di migliorare il controllo glicemico a breve termine e l’esito finale della degenza con conseguenti vantaggi anche sui costi sanitari complessivi. Al di là delle specifiche attività che caratterizzano la consulenza diabetologica, viene sottolineato che la gestione della persona con iperglicemia dovrebbe includere una vera presa in carico da parte del team diabetologico durante la degenza e assicurare la continuità assistenziale territorio-ospedale mediante profili di cura specifici e condivisi a livello dei singoli ospedali. Vengono presi in esame quattro percorsi: percorso pre-operatorio del paziente diabetico, accesso di pazienti diabetici o con iperglicemia di nuovo riscontro, assistenza al paziente con iperglicemia ricoverato, dimissione “protetta” o presa in carico pre-dimissione.

Introduzione

Il diabete, e più in generale l’iperglicemia, sono presenti in uno su quattro pazienti ricoverati nei reparti di medicina( 1) e in uno su tre tra quelli ricoverati nelle aree critiche( 2-4). Anche i dati italiani(5) confermano che i soggetti con diabete presentano un grado di ospedalizzazione nettamente superiore a una popolazione non diabetica della stessa età e genere. Il riscontro di iperglicemia in ospedale può riferirsi a un diabete già diagnosticato, oppure misconosciuto, o può essere correlato alla causa che ha determinato il ricovero stesso (c.d. iperglicemia da stress). L’iperglicemia è un fattore prognostico negativo sia per morbilità che mortalità(6) e la durata della degenza è maggiore, quasi un giorno secondo il rapporto ARNO 2015(7), nei soggetti diabetici rispetto ai non diabetici( 5,8,9). Nel complesso questi dati dimostrano ancora oggi il peso enorme che la malattia comporta per le persone affette, le loro famiglie e il Servizio Sanitario Nazionale e Regionale(7). È da segnalare a testimonianza di un miglioramento della “qualità dell’assistenza diabetologica domiciliare-ambulatoriale”, che mentre il tasso standardizzato di ospedalizzazione per complicanze acute correlate al diabete (94,4% dovute a iperglicemia) si è ridotto del 51% nell’ultimo decennio, il tasso di mortalità ospedaliera è rimasto invariato(10). Secondo il Rapporto SDO 2015(11), il tasso di ospedalizzazione per diabete non controllato si attesta a 13,7 dimissioni per centomila abitanti (era 14,61 nel 2014); quello per diabete con complicanze nel 2015 è stato 30,51 dimissioni per centomila abitanti, con una diminuzione rispetto alle 31,33 dimissioni 2014, questi risultati sarebbero da ricondurre non solo a una maggiore efficienza dei servizi territoriali, ma anche a una ridotta inappropriatezza del ricorso all’ospedalizzazione.

La gestione del paziente diabetico ricoverato richiede la presa in carico del trattamento dell’iperglicemia durante il ricovero

Più spesso il ricovero in persone con diabete è dovuto a eventi acuti non esclusivamente legati all’iperglicemia (eventi cerebro-cardiovascolari, infezioni, fratture o traumi) o a interventi chirurgici in elezione(12) che richiedono un’attenta gestione e ottimizzazione dell’iperglicemia durante il ricovero(13,14). La gestione del paziente diabetico ricoverato richiede la presa in carico del trattamento dell’iperglicemia, che può essere condotta dal medico di reparto (anche non diabediabetologo); tuttavia è dimostrato che il coinvolgimento dello specialista diabetologo riduce i tempi medi di degenza, migliora il controllo glicemico a breve termine e l’esito finale della degenza con conseguenti vantaggi anche sui costi sanitari complessivi(15,16). L’intervento di un team diabetologico può ridurre la degenza media dei ricoveri di pazienti chirurgici in elezione(17), e ancora assicurare un buon compenso glicemico a un mese dalla dimissione e ridurre il tasso di riospedalizzazione(16,18-20). Dati recenti dello studio Nadia(21) riguardo all’organizzazione dell’assistenza per i diabetici ricoverati evidenziano, a fronte dell’implementazione negli ospedali inglesi della presenza del team diabetologico, formato da medico, infermiere, dietista, (aumentata dal 50% del 2013 al 70% nel 2016) e dell’incremento delle consulenze nello stesso periodo di oltre il doppio (dal 30 a 70%), un miglior controllo metabolico (aumento dei good diabetes day, riduzione degli errori nel trasferimento dal trattamento insulinico e.v. a quello insulinico sottocute, riduzione degli episodi ipoglicemici).

La gestione del paziente diabetico ricoverato richiede la presa in carico del trattamento dell’iperglicemia durante il ricovero e dopo la dimissione

I risultati della qualità dell’assistenza al diabetico ricoverato dipendono anche dalla qualità dell’organizzazione della continuità assistenziale e il Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica(22) sottolinea la “necessità di garantire una gestione ottimale della malattia quando la persona con diabete è ricoverata in ospedale per altra patologia quale trauma, infezione, evento intercorrente o per procedure chirurgiche, elettive o d’urgenza. Tale gestione dovrebbe includere una vera presa in carico da parte del team diabetologico durante la degenza e assicurare continuità assistenziale territorio-ospedale e dimissione protetta”. Pochi sono i dati sulla gestione dell’iperglicemia negli ospedali italiani. Lo studio CONSIGLIO (AMD-SID 2008), che ha coinvolto gli specialisti diabetologi di diciassette regioni, con 7200 pazienti ricoverati, ha evidenziato che la consulenza diabetologica viene richiesta solo nel 25% dei diabetici ricoverati e che nel 75% dei casi viene eseguita dal solo diabetologo, mentre più raramente sono coinvolte le altre figure del team diabetologico. Mancano invece dati sul proseguimento delle cure dopo la dimissione e sul grado di autonomia nel gestire il trattamento da parte del paziente da subito al ritorno a casa. In questa fase la dispensazione di attività di supporto da parte del team diabetologico allargato al medico di medicina generale, è tanto più critica quanto minore è la disponibilità di informazioni e di formazione del paziente o del caregiver, che pertanto devono essere erogate, verificate e rivalutate durante il ricovero e scritte nella lettera di dimissione. L’organizzazione dell’assistenza ospedale-territorio deve affrontare la declinazione delle attività che si realizzano nella consulenza secondo i principi di un processo sequenziale con precise responsabilità, ruoli e competenze (un esempio è riportato nella Tabella 1). Il problema della gestione del diabetico ricoverato oggi deve essere affrontato alla luce delle direttive sull’ammodernamento del sistema ospedaliero per livelli d’intensità di cura [Decreto 2 aprile 2015, n. 70(23)] in cui il livello di assistenza ospedaliera assolve le problematiche acute e quello di assistenza territoriale-distrettuale offre alternative al ricovero. L’ospedale deve rispondere quindi ai problemi delle persone con patologie acute mediche e chirurgiche in un contesto che assicura livelli organizzativi coerenti, attività tempestive, programmabili e ad alto contenuto professionale, tecnologico e organizzativo. In questa prospettiva la consulenza, come espressione di strategia multidisciplinare, sarà determinante per realizzare risultati di salute durante e dopo il ricovero. Per questa evoluzione è fondamentale l’attività di formazione specifica sulla gestione dell’iperglicemia sia dei medici delle varie aree, che del personale infermieristico dei diversi reparti; questa dovrebbe essere svolta dal personale del team diabetologico per assicurare una corretta gestione della persona con diabete, attraverso protocolli clinici condivisi, basati su attività di provata efficacia, da applicare anche qualora nel presidio non fosse presente una struttura diabetologica con l’intento di garantire una uniformità di comportamento.

La consulenza diabetologica: le attività

La corretta gestione del paziente con diabete deve iniziare già al momento dell’accettazione: anamnesi completa, registrazione della diagnosi nella cartella clinica, definizione della terapia farmacologica, impostazione del monitoraggio glicemico (non solo il “profilo”, ma anche l’emoglobina glicata, se non disponibile) per la programmazione di obiettivi glicemici personalizzati(24), considerato che le linee guida raccomandano di gestire l’iperglicemia con schemi di trattamento insulinico intensivo validati e condivisi, semplici e sicuri(25-27). Inoltre per una corretta pratica clinica, piuttosto che una “dieta ipocalorica ipoglucidica” come frequentemente avviene, dovrebbe essere prescritto un piano nutrizionale personalizzato in base alle condizioni cliniche che hanno determinato il ricovero, alle comorbidità, alla terapia farmacologica, agli obiettivi terapeutici. Possibilmente l’intervento dovrebbe essere fornito da un dietista esperto in terapia medica nutrizionale(24,28,29). La carenza del supporto di un dietista dedicato è segnalata anche nell’ultimo report dello studio NADIA(21) in circa il 70% degli ospedali e questo comporta un’alimentazione non appropriata (il 34% dei pazienti lamenta una dieta “non corretta” per la propria patologia). Va detto che per alcuni pazienti, ovviamente se non critici, esperti ad autogestire alimentazione e terapia insulinica, può essere preferibile dare un’indicazione “a dieta libera”. Il diabetologo dovrebbe esprimersi sull’autorizzazione per il singolo paziente a proseguire l’autogestione di alimentazione, autocontrollo e l’autosomministrazione della terapia insulinica, concordandone le modalità con l’équipe curante(30). L’assistenza diabetologica dei ricoverati con iperglicemia deve prevedere non solo la “valutazione a letto” per impostare la terapia insulinica, o rispondere a quesiti clinici di natura diagnostica o terapeutica(31), ma anche una serie di attività, di dimostrata efficacia, finalizzate a normalizzare gli obiettivi terapeutici in relazione al monitoraggio della glicemia, titolazione della terapia insulinica con appropriati algoritmi, e non ultimo l’educazione/ addestramento del paziente/del caregiver, e la presa in carico alla dimissione.

La consulenza diabetologica: la presa in carico

Il documento di Consensus AMD, SID, SIEDP, OSDI sull’organizzazione dell’assistenza diabetologica(32) sottolinea che per garantire la sicurezza e l’appropriatezza degli interventi terapeutici, la continuità del percorso assistenziale e per ridurre i costi delle degenze (durata, complicanze infettive ecc.) è indispensabile che la struttura specialistica diabetologica sia coinvolta fin dall’inizio nel percorso di cura con percorsi assistenziali condivisi, definiti a livello locale e approvati e sostenuti a livello aziendale. Lo specialista diabetologo dovrebbe farsi carico del paziente durante tutto il percorso di cura ma anche promuovere la costruzione e l’implementazione di percorsi assistenziali con un coinvolgimento multidisciplinare e multiprofessionale all’interno dell’ospedale. In altre parole la “consulenza diabetologica” non dovrebbe essere una semplice “visita del diabetologo” con tempi e controlli lasciati alla discrezionalità del medico di reparto, ma una vera “presa in carico” da parte del team diabetologico come implementazione di un profilo di cura specifico. In relazione alle persone con iperglicemia ricoverate in ospedale si possono individuare almeno quattro situazioni specifiche, per le quali è necessario utilizzare percorsi assistenziali ad hoc: a) percorso pre-operatorio del paziente diabetico: permette di eseguire le indagini necessarie per la valutazione del rischio operatorio in rapporto al compenso glicemico; b) accesso di pazienti diabetici, già noti, in Pronto Soccorso per problemi connessi alla malattia, quali ipoglicemia o iperglicemia, iperosmolarità o chetoacidosi, ulcere infette del piede, o di pazienti con iperglicemia di nuovo riscontro (neodiagnosi); c) assistenza al paziente con iperglicemia ricoverato in area medica: per tutti i pazienti con iperglicemia è opportuno il coinvolgimento del team diabetologico per la gestione della fase acuta; d) dimissione “protetta” o presa in carico pre-dimissione: in qualunque contesto assistenziale sia ricoverato il paziente con diabete, deve essere condiviso con il Servizio di diabetologia (sia ospedaliero, sia territoriale) un percorso di dimissione protetta, che garantisca una continuità assistenziale tra ospedale e territorio, in modo da mantenere il paziente al centro di una rete di servizi efficiente ed efficace, evitando la dimissione senza gli strumenti (presidi) e senza la formazione idonea per eseguire la terapia farmacologica e l’autocontrollo glicemico domiciliare in sicurezza. Si tratta di veri percorsi assistenziali (profili di cura), così come descritti nel documento di Consensus AMD, ANMCO, ANMDO, SIC, SIMEU, FIMEUC(33).

A. Profilo di cura del paziente diabetico ricoverato per un intervento chirurgico d’elezione

La preospedalizzazione in vista di un intervento chirurgico riguarda la persona con diabete che deve essere sottoposta a un intervento chirurgico in elezione. Questo paziente necessita di un percorso pre-operatorio al fine di programmare l’intervento in una fase di controllo metabolico adeguato, programmare il tipo di trattamento dell’iperglicemia nel peri-operatorio e nel post-operatorio e di conseguenza ottimizzare le liste d’attesa, migliorare gli esiti e ridurre la degenza media: è questo l’obiettivo specifico della consulenza diabetologica in questa area. Circa il 10% dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico, sia in regime di ricovero ordinario che in day surgery, è affetto da diabete e questa percentuale è destinata ad aumentare anche solo per il previsto aumento del numero dei diabetici(34). Se si considerano poi i pazienti ospedalizzati con iperglicemia indipendentemente da una precedente diagnosi di diabete, gli studi osservazionali riportano una percentuale complessiva del 32-38%(35), che raggiunge l’80% nei pazienti dopo chirurgia cardiaca(36). Nella realtà italiana è stato messo in evidenza che la prevalenza del diabete nei soggetti ricoverati per interventi chirurgici è sottovalutata, se si considerano i codici di diagnosi presenti nelle SDO(37). Nei pazienti chirurgici con diabete la durata media della degenza risulta superiore a quella dei pazienti chirurgici non diabetici(37) e la mortalità peri-operatoria è del 50% superiore rispetto alla popolazione non diabetica(38); il controllo glicemico influenza significativamente il rischio di infezioni postoperatorie( 6) e l’intervento di un team diabetologico può ridurre la degenza media dei ricoveri di pazienti chirurgici in elezione(17,37). Gli steps del percorso e il ruolo dei diversi componenti del team diabetologico sono riportati nella Tabella 1. Va tenuto presente che per il paziente ricoverato, in urgenza, in area chirurgica deve essere applicato subito un protocollo condiviso di terapia insulinica in infusione venosa per affrontare l’intervento chirurgico in condizioni metaboliche di sicurezza(33).

B. Profilo di cura del paziente con iperglicemia presso il Dipartimento Emergenza Urgenza (DEU)

Il paziente diabetico può accedere in urgenza al Pronto Soccorso per problemi connessi alla malattia, quali ipoglicemia o iperglicemia, iperosmolarità o chetoacidosi, piede diabetico, per una iperglicemia di nuovo riscontro (neodiagnosi) o per comorbilità. È indispensabile che siano predisposti e condivisi protocolli di gestione delle urgenze, ma anche percorsi di presa in carico da parte della Struttura specialistica diabetologica, per dare continuità assistenziale al paziente con diabete e garantire la presa in carico del paziente neodiagnosticato da parte del team diabetologico e ridurre così i ricoveri inappropriati. Le specifiche attività per i soggetti che sono trasportati, valutati, ricoverati e/o dimessi dal DEU sono: – individuare precocemente le alterazioni della glicemia in pazienti diabetici noti o con disturbo dello stato di coscienza; – garantire l’applicazione di protocolli per ottimizzare il compenso glicemico; – fornire la corretta informazione sul controllo glicemico in pazienti che necessitano di ricovero in DEU o in altro reparto; – assicurare la continuità di cura alla dimissione per i pazienti che giungono al DEU con diabete in compenso metabolico inadeguato o con iperglicemia o diabete non noto presso la Diabetologia ospedaliera o territoriale e/ o il medico di medicina generale (MMG). Gli steps del percorso e il ruolo dei diversi componenti del team diabetologico sono riportati nella Tabella 2. Per l’attuazione del percorso è necessario disporre di: un protocollo per il 118 per l’assistenza dei pazienti con diabete noto o con turbe di coscienza, un protocollo di TRIAGE che includa la determinazione glicemia nei pazienti con diabete noto e nei pazienti con turbe di coscienza, protocolli aziendali condivisi fra DEU, diabetologia e direzioni sanitarie per il trattamento delle emergenze glicemiche acute, protocolli aziendali condivisi fra DEU, diabetologia, MMG e direzioni sanitarie per la dimissione protetta di pazienti che presentino alterazioni della glicemia, nonché una formazione ad hoc del personale sanitario (medico e non) sui diversi protocolli. Inoltre Lewis et al.(39) hanno registrato effetti positivi di un intervento educativo di tipo self management e survival skills, per le persone con diabete direttamente realizzato presso il dipartimento di emergenza da educatori certificati.

C. Profilo di cura del paziente diabetico ricoverato in area medica

In tutti i reparti di degenza devono essere previsti percorsi assistenziali condivisi per la gestione del paziente, critico o non, con diabete o con iperglicemia da stress (protocolli di terapia insulinica intensiva), per la gestione del paziente in degenza ordinaria o in DH, per l’educazione terapeutica strutturata prima della dimissione. Scopo del processo è fornire una valutazione del paziente con diabete al “momento del” e “durante il” ricovero, definire il piano di cura diabetologico ottimale personalizzato, ridurre i rischi correlati all’iper- o ipoglicemia durante la degenza e infine garantire la continuità assistenziale alla dimissione, con particolare riguardo alle eventuali variazioni del trattamento del diabete che si sono rese necessarie in occasione dell’evento che ha determinato in ricovero. Particolare impegno sarà necessario per ottenere un soddisfacente controllo glicemico in corso di nutrizione enterale o parenterale durante la degenza. In genere il paziente con iperglicemia ricoverato in area medica viene gestito direttamente dall’internista, tuttavia è auspicabile una collaborazione clinica multidisciplinare tra l’internista e il team diabetologico in un percorso di cura che assicuri risposte adeguate ai diversi bisogni del paziente. Il processo è stato declinato per l’area medica nel documento Trialogue(26) e per i reparti di cardiologia nel documento di consenso intersocietario(33) a cui si rimanda. Nella Tabella 3 sono riportati, a titolo esemplificativo, gli steps del profilo di cura del paziente con iperglicemia ricoverato in cardiologia e il ruolo dei diversi componenti del team diabetologico.

D. Dimissione “protetta” o presa in carico pre-dimissione

Già nel 2004 la Cochrane Collaboration ha pubblicato una review(40) sulla pianificazione della dimissione dall’ospedale al domicilio, da qualunque setting assistenziale, con l’obiettivo di ridurre la durata della degenza, pianificare le azioni da compiere dopo la dimissione e ridurre i re-ricoveri. L’American Association of Clinical Endocrinologists e l’American College of Endocrinology nelle Linee Guida per la cura del diabete mellito dedicano un capitolo specifico al discharge planning del paziente con diabete ospedalizzato(41). La dimissione segna il passaggio di responsabilità da una situazione nella quale il personale ospedaliero gestisce il diabete a una situazione di self-management; richiede il coordinamento tra diverse figure professionali e non (medici ospedalieri, infermieri, dietista, medico di base, assistente sociale, pazienti, parenti del paziente o caregiver). Una corretta dimissione deve essere pianificata fin dall’inizio del ricovero raccogliendo precocemente informazioni su capacità cognitive, livello culturale, acuità visiva, abilità manuali e contesto socioeconomico e familiare. Il paziente diabetico ricoverato è un paziente fragile che richiede una presa in carico pre-dimissione e una dimissione protetta, soprattutto se si tratta di un paziente diabetico neodiagnosticato, o di un diabetico che inizia la terapia insulinica in ospedale. Queste condizioni richiedono una presa in carico precoce, una consulenza strutturata da parte del team diabetologico e una continuità ospedale-domicilio che garantisca l’autonomia del paziente o dei suoi caregiver nella gestione della malattia. Ogni regione ha attivi meccanismi di presa in carico e di continuità assistenziale ospedale-territorio per pazienti non autosufficienti o con multiple comorbilità, ma difficilmente riguardano alcuni aspetti della patologia diabetica (neodiagnosi, inizio del trattamento insulinico in corso di ricovero) come componenti della “fragilità” del paziente, che necessitano di una protezione e di una continuità assistenziale. Il paziente diabetico neo-diagnosticato in corso di ricovero deve prevedere un coinvolgimento precoce del team diabetologico per iniziare il percorso di empowerment. Le informazioni di base sulla malattia, gli obiettivi glicemici, il riconoscimento, trattamento e prevenzione delle iperglicemie e ipoglicemie, le informazioni nutrizionali, le informazioni sui farmaci ed eventualmente sull’insulina, l’automonitoraggio glicemico, la gestione del diabete durante i giorni di malattia sono contenuti educativi essenziali da fornire. Nella lettera di dimissione dovranno essere chiaramente specificate la terapia nutrizionale e farmacologica e le indicazioni per l’automonitoraggio, e fissato il primo appuntamento post-ricovero presso la struttura diabetologica che lo avrà in carico; dovranno essere forniti presidi, piani terapeutici e farmaci per affrontare la nuova patologia. Il paziente diabetico che inizia la terapia insulinica in ospedale è un paziente “fragile” che va supportato dal team diabetologico durante il ricovero per l’addestramento essenziale prima della dimissione: all’uso corretto delle penne da insulina, alla somministrazione s.c. dell’insulina, al riconoscimento delle ipoglicemie e alla loro correzione, all’autocontrollo domiciliare (se non già vain uso). Inoltre deve essere fornito dei presidi indispensabili per la terapia e il suo monitoraggio e degli eventuali piani terapeutici necessari. Naturalmente la lettera di dimissione dovrà contenere le indicazioni per la terapia ed il monitoraggio e, se possibile, un recapito per eventuali situazioni d’urgenza. Dovrà anche avere fissato il primo appuntamento post-ricovero per la gestione della terapia insulinica, entro 15-30 giorni. Sebbene il ricovero ospedaliero non sia il momento più idoneo per l’attuazione di un programma di educazione individuale sulla malattia diabetica, può e deve essere una opportunità per fornire un “Kit di sopravvivenza” non solo materiale, ma anche informativo e di conoscenza. È la struttura diabetologica che deve farsi carico di proporre e condividere le modalità di presa in carico predimissione del paziente diabetico in queste condizioni, creando percorsi definiti con i diversi setting assistenziali (medico, chirurgico, specialistico), supportati dalle direzioni sanitarie ospedaliere. In questo modo si assicura una continuità assistenziale tra ospedale e territorio che mantiene il paziente al centro di una rete di servizi efficiente ed efficace. Nella ASL di Reggio Emilia sono state attivate Procedure specifiche per la “Continuità terapeutica assistenziale ospedale-territorio del paziente diabetico che ha iniziato la terapia insulinica in ospedale 11-PR15-2016” e per la “Gestione terapia insulinica e Penne di insulina in ospedale -9-PR44-2015”. Nella Tabella 4 è riportata la matrice di responsabilità della continuità assistenziale.

 

Conclusioni

Nonostante la riduzione delle complicanze del diabete( 42) dovuta al progressivo miglioramento dell’assistenza ambulatoriale, a nuovi farmaci e dispositivi per la cura dell’iperglicemia tuttavia anche i diabetici vengono ricoverati. L’assistenza organizzata da parte di un team diabetologico in ospedale e quella specialistica diabetologica e delle cure primarie sul territorio hanno dimostrato di poter influire positivamente sul numero e sulla tipologia dei ricoveri della popolazione diabetica(43). L’assistenza diabetologica strutturata, aggiornamento evolutivo della “consulenza”, deve essere garantita in tutti gli ospedali di medie e grandi dimensioni; compito dello specialista, con la Direzione Sanitaria, è promuovere la costruzione dei percorsi assistenziali con i reparti e servizi dell’ospedale per garantire al soggetto con diabete i trattamenti appropriati alla situazione clinica e la continuità di cura alla dimissione, e la formazione continua di tutti gli operatori sanitari coinvolti, per migliorare le conoscenze e le abilità necessarie. Se il lavoro in team delle diabetologie ha rappresentato una strategia vincente per gestire la persona con diabete nella sua cronicità, l’elemento sfidante legato all’aggiornamento evolutivo della consulenza sarà dimostrare il valore del team diabetologico nei momenti dell’acuzie, qualsiasi sia la causa del ricovero, quando la condizione di diabete rappresenta un ulteriore elemento di “fragilità” che si ripercuote sul valore dell’assistenza, sugli esiti di salute, sulla qualità di vita delle persone e sull’efficacia ed efficienza del sistema di cura.

Conflitto di interessi

Nessuno.

 

 

Download PDF