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Settembre 2002 Volume
22
Numero
3
ACIDI GRASSI w-3 E MALATTIE METABOLICHE
C. DE NATALE, S. LILLI, A.A. RIVELLESE
RIASSUNTO
L’interesse nutrizionale per gli acidi grassi w-3 è nato alcuni decenni
fa in seguito al rilievo che gli esquimesi della Groenlandia, abituati a
una dieta molto ricca in questi particolari acidi grassi, avevano una bassissima
incidenza di malattie cardiovascolari. Da allora sino a oggi c’è stato un
vero e proprio proliferare di studi, non sempre controllati, tesi a valutare
gli effetti degli gli acidi grassi w-3 sui più importanti fattori di rischio
cardiovascolare, come il diabete, i lipidi, l’ipertensione arteriosa e l’insulino-resistenza.
Dall’insieme di questi studi si può concludere che gli acidi grassi w-3,
almeno quelli a lunga catena, non hanno nell’uomo un effetto significativo
sulla sensibilità insulinica, hanno un effetto ipotensivante, almeno negli
individui ipertesi, ma di limitata importanza clinica, non hanno effetti
sfavorevoli sul controllo glicemico, almeno se utilizzati a dosaggi non
elevati, hanno un sicuro e significativo effetto ipotrigliceridemizzante,
accompagnato, però, da un lieve aumento del colesterolo delle LDL. Nonostante
gli scarsi effetti metabolici, studi di intervento in pazienti già infartuati
hanno confermato la capacità di questi acidi grassi di ridurre il rischio
cardiovascolare, specie in relazione agli eventi mortali. È probabile, pertanto,
che questa capacità sia legata ai loro effetti antiaritmici e antitrombotici,
più che a quelli metabolici.
Parole chiave. Acidi grassi, acidi grassi w-3, diabete, dislipidemia,
ipertensione arteriosa, sensibilità insulinica.
SUMMARY
w-3 fatty acids and metabolic diseases. Since the pioneering studies showing
that Esquimos, used to a diet very rich in long chain w-3 fatty acids, had
a very low incidence of cardiovascular thrombotic diseases, many studies,
unfortunately not always very well controlled, have been performed in order
to evaluate the possible effects of these fatty acids on the main cardiovascular
rick factors, such as diabetes, dyslipidemia, hypertension and insulin resistance.
From the results of these studies it is possible to conclude that long chain
w-3 fatty acids do not have, in humans, significant effects on insulin resistance;
they have a small but significant hypotensive effect, especially in patients
whith high levels of blood pressure; they do not impair blood glucose control
in diabetic patients, if used at low doses; they have a significant and
clinical relevant hypotriglyceridemic effect, but generally the triglyceride
decrease is accompained by a small increase in LDL cholesterol. However,
even if long chain w-3 fatty acids do not have impressive metabolic effects,
they reduce cardiovascular mortality in secondary prevention. It is likely
that this last effect is due to their antiarithmic and antithrombotic action.
Key words.Dietary fatty acids, w-3 fatty acids, dyslipidemia, hypertension,
insulin sensitivity.